La medica e la strega

26239744_2073757382854758_1837256649419862393_n“Un tempo a Babilonia, i malati si mettevano fuori dal tempio e interrogavano chiunque vi si recasse su quali cure fossero più idonee ai loro malanni”.

Da allora la medicina ha intrapreso una strada evolutiva che, nel tempo, si è divisa in due aspetti distintivi fondamentali: quello della professione medica scientifica e quello di una visione più empirica, legata all’antico, che ha voluto conservare e tramandare antichi rimedi legati alla cura della persona.
Le donne erano impegnate su entrambi i fronti, ma seppur osteggiate e combattute, quando non torturate e uccise, hanno resistito e hanno dimostrato che la forza di volontà e l’amore per la conoscenza possono vincere anche i peggiori pregiudizi.
La medica e la strega racconta le storie di molte di queste donne. Di quelle tra loro che per nascita e appartenenza hanno intrapreso la via della medicina; ma anche delle figlie di un popolo abbandonato alla povertà, che hanno rischiato finanche la propria vita, per aiutare coloro che soffrivano. Antiche ricette di famiglia, rimedi riportati in documenti che si perdono nella notte dei tempi sono state la loro guida.
Mediche, streghe, suore, avvelenatrici o infermiere, ognuna di loro ha avuto un ruolo decisivo nello sviluppo della medicina e nell’emancipazione della donna lungo i secoli. Ricordare il loro operato e il loro impegno è il minimo che si possa fare per rendere loro un dovuto omaggio. Continua a leggere “La medica e la strega”

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Quattro sorelle tutte regine

di Sherry Jones – Newton Compton

Tra le dolci vallate e i fragranti profumi della Provenza, Margherita, Eleonora, Sancha e Beatrice crescono sotto la severa ma affettuosa tutela della madre, la contessa Beatrice di Savoia.
L’ambiziosa nobildonna si assicura che le figlie imparino le buone maniere, l’arte di affascinare, l’oratoria, ma soprattutto che accettino e condividano il suo motto: “La famiglia viene prima di ogni altra cosa”. Perché, con la Provenza sotto il costante attacco dei nobili confinanti, il destino e la sicurezza della casata dipendono dalle preziose alleanze che la famiglia riuscirà a stringere grazie ai matrimoni delle quattro sorelle con i potenti d’Europa. Così Margherita viene data in sposa al giovane, mistico Luigi IX, diventando una grande regina di Francia, e l’indomita Eleonora è promessa a Enrico III d’Inghilterra. Poco tempo dopo anche la bellissima, timida e devota Sancha e la vivace Beatrice sposano nobiluomini che faranno di loro delle regine. Ben presto però appare chiaro che una corona non basta a garantire protezione. I nemici sono dappertutto: l’infida suocera di Margherita, la gelida Bianca di Castiglia, gli amanti delusi, i baroni senza scrupoli… A tutto ciò si aggiungono le tensioni interne, che emergono quando la lealtà tra sorelle si trasforma in rivalità per ottenere ciò che ognuna pensa le spetti di diritto: la Provenza.

513IbXboFcLLa storia delle sorelle Savoia, andava sicuramente raccontata, ma meritava un’attenzione maggiore di quella che gli è stata data. Ci si muove nelle trame delle maggiori corti d’Europa attraverso la visione di quattro ragazzine che vengono date in spose, come sempre succedeva, al miglior offerente o a chi poteva garantire pace o altri favori. Grazie alla longevità di due di loro, Eleonora e Margherita, il racconto si dipana attraverso un gran numero di anni e di avvenimenti che certo hanno cambiato il corso della storia di quel periodo. Purtroppo però l’autrice pare dimenticarsi fin da subito dell’epoca di cui sta narrando; invece di descrivere un XIII secolo con tutti i suoi limiti sia storici (l’Inghilterra per esempio, non è ancora quella grande potenza che viene descritta) che umani, leggendo si ha l’impressione di trovarsi nelle grandi corti rinascimentali, con uno sfarzo sia nell’abbigliamento, che nelle suppellettili assolutamente improbabile per l’epoca di cui si parla. Per non parlare delle caratterizzazioni dei personaggi, talvolta più simili a personaggi attuali che a donne vissute oltre novecento anni fa. Peccato perchè la storia è intrigante, vivace e stimolante, ma troppi dettagli riportano a visioni moderne che rendono il tutto forzato e poco credibile. Le descrizioni, oltre ad essere spesso improbabili, non sono sufficientemente dettagliate, un’occasione indiscutibilmente sprecata.

L’archivio degli Dei

di Miriam Palombi ed. Dark Zone

 

Miriam palombiUna maledizione antica ha originato una scia di sangue che attraversa i secoli. Macabri omicidi rimasti insoluti.

La galleria degli Uffizi mostra opere d’arte che custodiscono inquietanti rivelazioni..Una storia avvincente con un’idea di fondo interessante e che, a mio parere, meritava maggiore sviluppo.

Tutta la parte introduttiva infatti è molto ben architettata, anche se  forse non sufficientemente elaborata. Avrei apprezzato una maggiore descrizione dei diversi periodi storici e una più specifica presentazione dei personaggi, sicuramente sarebbe stato interessante approfondire il personaggio di Francesco I De Medici, e definire meglio il ruolo dei curatori.

Tuttavia la seconda parte si riscatta acquisendo ritmo e coinvolgendo il lettore negli avvenimenti.  Le vicende che portano all’epilogo si susseguono fra i noti locali della Galleria e antri sconosciuti  creati per celare misteri e libri proibiti che in realtà nei secoli erano già stati rivelati, ma il percorso obbligato che i protagonisti si ritrovano a seguire insieme, era necessario e imprescindibile per interrompere morti misteriose propagatesi per un tempo lunghissimo.

Molto coinvolgente il personaggio del professor Pallavicini e sufficientemente feroce il Curatore della galleria, legato ai propri demoni e alla propria avidità fino a giungere alle estreme conseguenze. I due ultimi protagonisti ripercorreranno, grazie agli indizi lasciati disseminati nei secoli, il percorso preparato dai loro antenati con determinazione e voglia di chiudere per sempre una storia misteriosa e dolorosa.

A fare da sfondo a questa avvincente ricerca, luoghi meravigliosi come appunto la Galleria degli Uffizi e l’abbazia di Sant’Antimo, dove si svolge una parte preponderante della storia.

In tutto ciò il lettore viene coinvolto con la necessaria enfasi e la giusta dose di adrenalina. Nonostante qualche pecca iniziale nello sviluppo e un editing non sempre perfetto, è senz’altro una storia che vale la pena leggere, Miriam è una giovane autrice che sicuramente deve ancora un po’ affinarsi, ma  ha ancora molto da dare, e certo la rileggerò volentieri in uno dei suoi prossimi lavori.

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La colonna di fuoco

Il terzo libro della saga di Kingsbridge è finalmente arrivato. La nuova fatica di Ken Follett si è rivelata assolutamente al di sopra delle aspettative, lasciando al lettore l’idea di aver compiuto insieme a Ned Willard o a suo fratello Barney, un viaggio attraverso un’ Europa in fase di assestamento e verso un’America ancora in fase di sviluppo e sostanzialmente feudo spagnolo.

Siamo in pieno XVI° sec. e le lotte tra cattolici e protestanti si fanno sempre più cruente e sanguinose, tutto questo sembra solo sfiorare la tranquilla e prosperosa cittadina di Kingsbridge fino a quando un importante cittadino viene bruciato sul rogo per eresia nel tentativo di eliminare il protestantesimo. Le questioni tra famiglie cattoliche, come i Fitzgerald e protestanti, come i Willard, saranno il fulcro da cui prende il via tutta la serie di eventi che ci porterà in giro per le più grandi corti europee.

La giovane Margery Fitzgerald, figlia del sindaco della città e fervente cattolica, è innamorata di Ned Willard, un ragazzo dai capelli rossicci e con gli occhi castano dorati, figlio di Alice, abile commerciante con simpatie protestanti. Il padre di Margery, integralista e ambizioso, costringe la ragazza a sposare il figlio del conte di Shiring, Bart rozzo e violento come il padre. Ned deluso, accetta l’impiego propostogli da Sir William Cecil, consigliere di Elisabetta Tudor futura regina d’Inghilterra e diventa suo assistente e occhi discreti nel contenzioso tra Elisabetta Ia e Maria Stuarda, regina di Scozia quindicenne, fervente cattolica e moglie del Re di Francia. Dopo l’ incoronazione  di Elisabetta, l’Europa cattolica si rivolta contro l’Inghilterra usando come bandiera proprio Maria Stuarda,  pretendente al trono in quanto sorellastra di Elisabetta.

Ned crea una rete di spionaggio per tenere sotto controllo i cattolici e a questo scopo si reca in Francia, dove la famiglia Guisa, imparentata con Maria Stuarda, utilizza un ambizioso e crudele studente, Pierre Aumande, per cercare di mettere Maria sul trono d’Inghilterra. Durante il suo soggiorno Ned conosce Silvye, protestante che sfida coraggiosamente la repressione cattolica vendendo bibbie in francese agli ugonotti di Parigi. Nel frattempo Barney, fratello di Ned, è in Spagna per seguire gli affari ormai in declino della famiglia quando viene costretto a scappare con il cugino Carlos e lo schiavo Ebrima a causa di invidie professionali con conseguenti denunce di eresia; a causa di ciò Barney diventerà un grande capitano navale, che avrà una parte importante nella battaglia  di Cadice contro l’Invincibile Armada.

Con il passare degli anni Ned e la sua rete spionistica diventeranno sempre più fondamentali per mantenere saldo il trono di Elisabetta e le sue vicissitudini personali lo porteranno spesso a Kingsbridge dove sono rimasti  il suo cuore  e i suoi affetti.

Una storia avvincente soprattutto per il ritmo incalzante che la caratterizza e che   ci illustra con chiarezza la situazione esplosiva che si era creata nel mondo a causa delle incomprensioni religiose, situazione che dovrebbe insegnarci molto anche oggi.

Una splendida copertina realizzata da Luca Tarlazzi e un racconto che ti spinge a voler conoscere sempre di più la storia di quella genealogia  nata in una piccola cittadina inglese e che ha tenuto milioni di persone legate al destino dell’inesistente Kingsbridge.

Ci sono ancora molti secoli da considerare e chissà che Ken Follet non ci regali un ulteriore seguito della storia della dinastia generata dalle stirpi  di Tom il costruttore e della “strega” Ellen.

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La banalità dell’arte

Spesso sui  blog si discute sullo stato dell’arte: parlando di libri, ci si chiede com’è possibile che oggi chiunque possa produrre un testo magari scialbo quando non sgrammaticato e attraverso il self publishing e/o Case Editrici compiacenti e poco professionali riescano a pubblicare testi che negli anni d’oro dell’editoria non sarebbero mai stati presi in considerazione. Il discorso si allarga parlando dell’arte in generale, Roberto Orsi, Deus ex-Machina di Thriller Storici e Dintorni, parla di “canzoni sotto la doccia” messe on line su youtube ed ha ragione.  Oggi le produzioni “artistiche” forniscono un’offerta che la domanda non potrà mai assorbire; molti prodotti scarsi o scarsissimi vengono messi a disposizione del grande pubblico, senza aver avuto una giusta valutazione, una correzione e un’editing che consentano al prodotto di poter essere presentato sul mercato con onore. Però qualche altra considerazione va fatta: è vero che ci sono pochi se non pochissimi lettori rispetto a tutto ciò che viene commercializzato, è altrettanto vero che le CE a pagamento e un self-publishing non sempre accurato drogano un mercato già di per sé in difficoltà; ma non possiamo ignorare che le  CE “nobili”  non si degnano neanche di aprire il file quando qualcuno manda un proprio lavoro, e tante volte ci sono scritti più che dignitosi che meriterebbero visibilità; per questo non me la sento di essere così categorica nel giudicare la “banalità dell’arte”. book-1291164_1280Abbiamo  più opzioni che a volte inquinano un’offerta che dovrebbe senz’altro essere più selezionata, ma queste maggiori possibilità consentono a persone “normali” di pubblicare lavori ugualmente “normali” ma gradevoli e di godibile lettura, perché non dare questa possibilità??? Questa fase del rapporto con la cultura è forse un’evoluzione estrema rispetto al sistema  che si era imposto a fine ‘800, primi ‘900 che riservava le opere artistiche a chi aveva a disposizione molto denaro, portando artisti di abilità incalcolabili come Picasso a fare cose che probabilmente non avrebbero mai fatto, ma secondo me è meglio scartare molto che avere poco per fare un paragone. Lascio comunque la parola ad uno scritto dello stesso Picasso dove, se da una parte condanna l’eccesso di proposta artistica, dall’altra rivela la mancanza di varietà e una proposta che diventa sempre più univoca e uguale a se stessa. Lo stesso Maestro ci dice che ha realizzato opere senza capo nè coda solo per soddisfare la richiesta di ricchi tromboni che non ne capivano poi nulla, fingendo di capire tutto e ignorando che l’autore proprio voleva esprimere proprio il nulla. Anche questa quindi  una forma di “banalità dell’arte” che va valutata con attenzione.

 «...Ma i raffinati, i ricchi, gl’indolenti, distillatori di quintessenza, cercano il nuovo, l’insolito, l’originale, lo stravagante, lo scioccante. Ed io, a partire dal cubismo e dopo, io ho soddisfatto questi gentlemen e questi critici con tutte le bizzarrie che mi passavano per la testa, e quanto meno le capivano, tanto più ammiravano. Divertendomi con questi giochi, acrobazie, rompicapo, indovinelli ed arabeschi, sono diventato famoso in fretta. E la celebrità per un pittore significa incremento nelle vendite, soldi, ricchezza.
Oggi, come è risaputo, sono famoso e molto ricco. Ma quando sono solo con me stesso, non ho il coraggio di considerarmi un artista nel senso grandioso e antico del termine. Ci sono stati grandi pittori come Giotto, Tiziano, Rembrandt e Goya. Io sono soltanto un entertainer pubblico che ha capito il suo tempo.
Questa mia è un’amara confessione, assai più penosa di quanto appaia, ma ha il pregio di essere sincera» Pablo Picasso

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La medica e la strega

Copertina definitiva

E finalmente il mio nuovo lavoro sta per vedere la luce…. l’altra “metà dell’opera”  la sta curando e seguendo la editor della CE Decima Musa che pubblica questo mio volume sulla medicina nella storia. Dopo aver descritto di come affrontavano l’approccio con  la malattia gli antichi celti di Gallia, questo nuovo testo  ci racconta di come le donne, nei secoli, si siano confrontate su questo argomento, quando venivano dichiarate “Medica” e quando “Strega” con tutte le conseguenze del caso.

Il volume uscirà  a metà dicembre ma intanto la CE dà l’opportunità di fare una prenotazione copia  che giungerà autografata da Marcello Simoni!!! Ehh ci siete cascati!! Purtroppo no, ma sarò io che mi premurerò di fare una piccola dedica a chi così cortesemente dimostrerà interesse per il libro.

Qui di seguito il link al sito per la prenotazione con una piccola sinossi del Deus Ex-Machina di Mangasenpai Fabrizio Francato.

http://www.blomming.com/mm/mangasenpai/items/1053473

Eredità scomode

zanne

Visto che Amazon mi ha messo i bastoni tra le ruote,  vorrei recensire come primo libro qui A metà dell’Opera, la pubblicazione d’esordio di un amico estremamente bravo a raccontarci di brividi dell’anima e  sorrisi del cuore.

Piero con il suo Zanne ci porta in un mondo feroce, aggressivo, dove spesso è il più forte che annienta il più debole; un forte che si avvale però della legalità e il più debole  altri non è che una vittima che andrebbe tutelata.

Il commissario De Falco  è stanco di una vita passata a mettere in carcere filibustieri che escono dopo qualche mese grazie a cavilli legali, abili avvocati e sconti di pena, e si trascina in una vita insoddisfatta dalla quale pare non esserci via d’uscita; ma spesso il destino si mette in mezzo stravolgendo tutto ciò che davamo per scontato e il protagonista, suo malgrado, passa da una condizione di insoddisfatto travet a quella di vendicatore spietato; in che modo sta a voi scoprirlo.

L’originalità della narrazione si nasconde nella schizofrenia creativa di Piero: a fronte di situazioni tragiche riesce ad esprimere una singolare leggerezza narrativa e a lasciare il lettore comodamente seduto senza ansie dovute all’azione in corso, accompagnandolo con leggerezza ad assistere a  fatti cruenti. La frase ironica o disincantata, il fatto tragico depotenziato, l’azione forte con accenti comici sono la caratteristica del suo modo di raccontare la vita. Una visione a tinte fosche riequilibrata da un filtro  leggero e spensierato: quasi che la tastiera, incarni una ballerina in tutù rosa che volteggia tra  situazioni incresciose e azioni violente.

Un libro da non perdere e del quale, mi auguro, ci possa essere un seguito: del commissario De Falco ne abbiamo disperatamente bisogno.

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